critica
Resy Amaglio
La pittura fra comunicazione e riflessione

La scelta artistica di Giusi Santoro nasce innanzi tutto in relazione a un quesito di natura esistenziale, all’esigenza di esprimere in maniera visibile e tangibile l’universo di percezioni ed emozioni che le urge interiormente sin dall’infanzia e adolescenza.

Siamo alla metà degli anni Cinquanta quando, dopo la frequenza alla facoltà di Architettura presso l’Università di Messina, la giovanissima Santoro lascia la Sicilia e si trasferisce a Milano, dove compie la propria formazione nell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, avendo a maestri Domenico Cantatore e Aldo Carpi per la pittura, Domenico Purificato per la decorazione e Manfrini per la scultura. A Brera fanno seguito altri corsi di studio, in Italia e all’estero.

Il suo cammino nell’arte si presenta dunque immediatamente orientato su più versanti, caratterizzato da una molteplicità di interessi che la spinge a sperimentare linguaggi differenti, trovando in ciascuno di essi un segmento della risposta complessiva che giustamente persegue, passo per passo, lungo un sentiero che negli anni si apre a svariate suggestioni argomentative. Una scelta “di poesia”, definisce nel 1962 Eva Tea quella della pittrice, profondamente desiderata, sofferta, quanto fermamente voluta, nonostante difficoltà e problemi.

Gli esordi sono figurativi ed è la figura umana il soggetto attorno al quale si vengono strutturando i suoi modi.

È il tempo di alcuni ritratti ad olio e dei molti fogli disegnati a carboncino, con rapidi gesti, nudi femminili a volte molto chiaroscurati, nelle tipiche posture di studio ma anche in completa libertà, figure singole o in coppia, come spesso sono in gruppo le immagini maschili e femminili tratte da momenti della quotidianità urbana popolare o dal mondo operaio.

Pur nella prevedibile formulazione accademica, vi si rileva già una buona scioltezza del segno, che procede sicuro a delineare profili, ad indicare movimenti. Questo del segno è il carattere dominante della prima Santoro, destinato a connotare anche in futuro molta sua produzione: nitido e determinato, esso rivela un’istintiva sicurezza formale, anticipatrice in talune opere delle semplificazioni che in seguito preciseranno il generale mutamento del suo linguaggio.

Il secondo aspetto non trascurabile è dato dall’evidente ricerca sul piano psicologico. I ritratti appaiono tutti ammantati di silenzio, sia i nudi, immersi in una sorta di enigmatica tristezza, che le figure di donne anziane, colte in atteggiamento quasi di trascuratezza, mentre i volti maschili hanno espressioni affaticate, di stanca cupezza, resa ancor più marcata nei dipinti dalla pennellata insistita nei toni opachi.

Si direbbe che l’attenzione della pittrice si voglia soffermare soprattutto su temi e situazioni inerenti le problematiche sociali, sui risvolti di un generalizzato disagio di vivere, e assai meno sulla crisi che investe radicalmente il settore dell’arte, travolgendo certezze e rivoluzionando i linguaggi.

I sommovimenti che appunto in quegli anni scuotono la scena artistica sono certo una realtà culturale non indifferente alle sue riflessioni, ma non costituiscono una ragione sufficiente a ingenerare compromessi, né a produrre un personale sconvolgimento o ripensamenti percepiti come alienanti rispetto ai propri intendimenti.

In effetti, appartiene alla Santoro una carica emotiva idonea a guidare le sue scelte verso un’espressività fondamentalmente consequenziale soltanto a se stessa, al di là di tendenze non condivise, perciò non vincolata a richiami ritenuti per molti versi estranei. Il suo interesse per le sperimentazioni che, dalla pop-art all’arte concettuale, hanno qualificato la produzione del tempo, si mantiene anche in seguito prevalentemente intellettuale, le sue intenzioni volgendosi piuttosto a dare forma sensibile all’intima vena poetica, in funzione anche di una ricerca definita di opera in opera per piccole scansioni.

La svolta verso l’astratto avviene nel pieno degli anni Settanta, anche attraverso l’esperienza maturata nel campo della scultura. Nelle realizzazioni scultoree cui si dedica in questo periodo l’autrice ha modo di sviluppare in forma tridimensionale il primitivo concetto di segno, portandolo ad esiti non solo convincenti sotto il profilo della resa plastica, ma che, travasata l’esperienza in ambito pittorico, daranno vita alle composizioni dei grandi pannelli dove la puntualizzazione del segno, fattosi qui entità geometrica pura, funge da collegamento tra i residui richiami figurativi e le diverse formulazioni di geometrie astratte, appena sottolineate dagli interventi cromatici nelle tonalità spente, non disgiunte da qualche trasparenza.

Evolve dunque, nella pittrice, il significato intrinseco al rapporto tra la forza della sostanza pittorica e i modi validi ad esprimerla. La sua produzione si va configurando per una maggiore complessità e insieme per una minuziosa morbidezza delle singole strutture compositive. Nel contempo, la precisione e il nitore del segno continuano a definire l’architettura dell’opera e a guidarne la lettura. Qualche sofisticato richiamo alla grande innovazione della pittura europea non guasta la sostanziale libertà che sovrintende il suo operato, l’indipendenza interpretativa che nel mutare di ritmi e registri la induce ad una diversa maniera di porsi in relazione con l’esterno e di cogliere il senso della realtà, che tuttavia rimane pregnante quale sostrato esistenziale fortemente interiorizzato, per la continua cura prestata all’eco che ogni esperienza lascia in lei, al fine di comprenderne il valore e seguirne le tracce.

Questa sua evoluzione sintattica non modifica dunque la qualità del messaggio, che resta quello di un’analisi costantemente riportata al proprio mondo interiore, congruente a una ricerca che nulla si vieta di quanto, consapevole o meno, ferve nell’intimità del suo essere, a generare istanze, a tracciare percorsi.

Con il passaggio successivo avviene l’approdo all’Informale, filone espressivo mantenutosi vigoroso nei decenni, pur nell’esaurirsi delle motivazioni originarie. In questo linguaggio in cui possono convivere, arricchendosi vicendevolmente, i sintagmi strutturali dell’espressione pittorica, gesto, colore, segno, l’autrice riconosce la strada lungo la quale compiere al meglio le proprie indagini per procedere verso la maturità con la piena consapevolezza dei propri mezzi espressivi.

A partire dagli anni Ottanta, il lessico di Giusi Santoro si avvia ad acquisire i caratteri distintivi destinati a permanere essenzialmente in tutta la sua produzione.

Speculari ad intenzioni profonde, in essi si costituisce la forma esteriore di un “animus” inquieto, sollecito a quesiti d’ordine spirituale quanto culturale, disposto a sperimentare variazioni morfologiche purché consone al dettato primo della sua stessa sensibilità e cultura. Ne consegue una pittura priva di eccessi, lontana da tentativi comunque stranianti, dove dominano la grande fluidità, la morbidezza dei toni e dei tracciati, la pacatezza d’insieme.

Una pittura che appare a volte costruita sulla rarefazione di ogni singolo dato: così il segno si dissolve nella corsa dei cromatismi, (pastello) orientando i pigmenti in maniera appena percettibile, sicché da un ideale nucleo iniziale le forme mobili, sfumate, sembrano volgersi in caduta libera ad imprecisati orizzonti. L’intero spazio dipinto si presenta allora come un terreno sperimentale in divenire e soltanto attraverso la visione seriale delle opere, e la conseguente analisi comparativa, è talvolta consentito cogliere appieno il senso di questo sistema-pittura offerto sulle tele come un organismo vivente, umorale e insieme allusivo di un’alterità sentimentale problematica, di non facile decrittazione.

Il portato introspettivo e della riflessione su di sé, sulle proprie emozioni, rappresenta una costante di grande rilievo nella pittura di Giusi Santoro. La quale tende tuttavia a razionalizzare gli impulsi, alleggerendone le forze e disponendo i vari elementi secondo un criterio compositivo sottilmente raffinato di vibrazioni leggere e colori moderati, sorretti da un tessuto materico soffice, in una spazialità molto lieve in cui ogni dettaglio si raccorda alla totalità del dipinto dispiegandosi senza fratture nella mutevolezza delle articolazioni.

Nessuna tensione gestuale vincola la strutturazione d’insieme: la gestualità è delicata, serena e non impositiva, affinché un gesto decantato governi con rigore l’esplicarsi di sentimenti e pensieri, coerentemente a principi di logica formale e non a spinte volontaristiche.

Di quadro in quadro, anche il segno si smaterializza, dilatato in venature cromatiche sinuose. Questa teoria di scie in movimento rimanda al flusso alchemico di un mondo subliminale, di lente acque primordiali in attesa di emergere, e che il bagliore di una tinta a contrasto, qualche rosso vivido, i gialli sulfurei, sembra richiamare d’urgenza in superficie, dove prende forma l’intuizione e l’emozione si risolve nella pittura.

Sono pagine fondate su una sintassi di fragili equilibri, per un voluto gioco di suggestioni altalenanti tra l’architettura delle tracce di colore digradanti sul piano in volute sfuggenti e l’agglutinarsi di pigmenti dal cromatismo povero, messo in evidenza da un uso personalizzato del bianco nella duplice valenza opacizzante e luminosa. L’impressione è di un fondale marino agitato da entità d’indefinibile costrutto e private d’ogni concretezza, strane creature chiamate invero a rappresentare metaforicamente un’inestricabile realtà inconscia, indicibilmente umana.

Questo teatro di enigmatiche presenze a volte involute su se stesse, metamorfico e inquieto, procede trasmigrando lungo una direttrice indefinita, cardine di un universo fuggevole, d’impronta vagamente naturalistica. Né vi mancano alcuni accenti fantasiosi e velatamente decorativi, probabile frutto di una sintesi culturale tra i variegati interessi che nel corso del tempo hanno caratterizzato gli studi e le ricerche dell’autrice, impegnata da sempre su più fronti, comprese la decorazione d’interni e la creazione di oggetti d’arte applicata.

Le opere recenti mostrano una trasformazione in certo modo sorprendente del rapporto tra materia e colore. La materia assume infatti uno specifico deciso rilievo, coinvolgente l’intero assetto compositivo di numerosi dipinti: polveri pigmentate, sabbie miste a colori di maggiore sonorità, netti e talora contrastivi, determinano un cambiamento non semplicemente legato ai registri cromatici, quanto piuttosto a una complessa revisione del concetto di forma pittorica in senso globale. Mutano gli orizzonti entro cui l’atto creativo dice se stesso, la ricerca ritorna al nucleo primevo dell’oggetto-pittura, per attingervi nuove energie e intraprendere nuove strade.

La Santoro esprime ora una chiara accettazione dei valori matrici.... Ne nasce un linguaggio sciolto da riferimenti, fuori di metafore e allusioni, dove si dà respiro a qualche rapida improvvisazione: assunta quale fulcro d’ogni possibile soluzione espressiva, la forza celata all’interno della materia erompe dal cuore del quadro per andare a costituire altri nuclei, al modo di una supernova all’interno di un personale universo inventivo. Si tratta però di una deflagrazione compiuta senza cedimenti grossolani o eccessi spettacolari, nella quale rimane stabile l’equilibrio tra i differenti fattori e fermo il controllo dei cromatismi, mentre le stesse peculiarità degli apporti materici non indulgono a sfasature, seguendo un andamento musicale abilmente calibrato tra note armoniche e guizzi contrappuntistici, morbidamente sfumati tra le partiture. Il nuovo processo evolutivo non altera dunque il senso profondo delle scelte di Giusy Santoro, di valenza strettamente pittorica, organiche a un progetto che nella pittura ritrova sempre, integralmente, la propria essenza.

Va letto senza riserve, anche in questo variare di toni e timbri, l’aspetto fortemente partecipativo e insieme comunicativo tipico della pittrice. Il carattere esplicito ed effusivo delle sue opere dà misura non soltanto del requisito necessario di una costante capacità immaginativa, ma anche della volontà di tenere ben saldo il legame tra espressione e comunicazione.

Viene dal suo lavoro, indipendentemente da ciò che in esso appare qualitativamente interessante, un invito allo scambio fruttuoso tra l’oggetto estetico e il sentimento percettivo di quanti vi si accostano, esigenza imprescindibile, specie ai nostri giorni, per la conoscenza di qualsivoglia forma d’arte.



La domenica di Vicenza

Un carattere di questi dipinti è la grande mutevolezza, una sorta di instabilità spaziale, in cui paiono riflettersi inquietudini e problematiche totalmente altre rispetto al linguaggio pittorico, le quali sono invece pittura fervida di aspettative, che il pensiero filtra e la mano arricchisce, attraverso ripetute annotazioni di colori precisi ma non contrastivi e sempre accuratamente ricercati... qualche turgore cromatico, il riaccendersi di alcune sfumature di rosso, di giallo appena accennato, di bianco nitido, non cancellano l’impressione iniziale, di una pittura nata dall’esigenza imprescindibile di ritrovarsi nel silenzio, nella riflessione idonea a maturare la ricerca introspettiva.



Eva Tea
Presentazione prima mostra personale Zona

Singolare in questa figlia del sole è il colore che si vela dietro malie chiaroscurali, senza mai arrestarsi in toni neutri. È come se le cose fossero avvolte in una calda nebbia rosata, in cui le forme si arrotondano e si raddolciscono. Quanto ai disegni, essi sono ispirati ad un amore innato per la persona umana, colta nei suoi momenti espressivi più rari: documenti di verità prima che di bellezza.

Giovanni Rago
(Tribuna del Mezzogiorno)

Con queste forme ha costruito il suo mondo che per la logica aderenza fra cosa e cosa è il mondo di tutti. Ad esso guarda con tenerezza, senza risentimenti prematuri, perché sa di esserne parte integrante, e ad esso muovono il suo sentimento e la sua poetica. Quando dipinge i suoi ritratti, per lo più di donne, che forse coltiva come tali e non come "studi di figure" affiora la limpidezza della costruzione e del sostegno compositivo. La cromatica, prestata da un pennello sobrio, concorre alla tornitura della forma, ma nello stesso tempo penetra sino al momento interno vissuto da queste figure che pensano per fissarlo e qualificarlo. Nessuna intimità di partecipazione ma una lucida distanza fra il dipinto e l’artista.

Mario Passeri
(Gazzetta del Sud)

Altra testimonianza ci è data dai numerosi e spesso bellissimi disegni; esemplificazione del vigore spirituale con cui Giusi Santoro vuole precisare e delineare quell’ideale figurativo che ella stessa persegue con tanto impegno, con intensa virile energia. C’è la tempra di un’artista che potrebbe darci valide prove nella scultura, poiché il tratto, la linea, il segno vigoroso e ricco di movimento generano sempre il volume e le loro densità non arresta mai, né fissa una staticità d’immagine, sebbene ne esprime tutto lo spazio che la circonda e la vivifica.

Maria Sirtori Bolis
(Corriere degli Artisti)

Il piglio animoso col quale la Santoro affronta il problema pittorico, la sua stessa pennellata nutrita e distesa con decisa volontà, il colore sentito nelle sue tonalità elementari senza eccessiva ricerca di passaggi, tutto contribuisce a rendere questa impressione di vigore e di semplicità che ci pare formino le caratteristiche principali di questa pittrice.

Mario Monteverdi
(Corriere Lombardo)

In lei, segno e colore assumono una carica espressiva tutta interna, poesia ed umanità coincidono perfettamente, così da determinare in ogni sua opera una carica emotiva pronta a manifestarsi con singolare efficacia ...... ella tende costantemente all’individuazione d’un contenuto di potenziale drammaticità, in cui si avverte la presenza di quell’inquietudine ch’è uno dei dati più pressanti del nostro tempo.

Mario Ghilardi
(La fiera letteraria)

Il suo è un figurativo di ricerca dove l’attenzione è portata al tema della vita dell’uomo. Sensibile, attuale, la pittura della Santoro fondata sulla sapienza della scuola di formazione e su una pronta adesione agli aspetti morali entro i quali si iscrive l’esistenza dell’uomo. Una pittrice in serio e valido sviluppo e tale da costituire una promessa della giovane arte italiana.

Piero Riccardi
(L’Italia)

Ottima la nostra impressione; questa giovane pittrice possiede una accentuata sensibilità ed appare assai coerente; la sua arte scaturisce da un profondo senso di meditazione e raggiunge vette poetiche in virtù dei toni pacati e soffusi che danno vita a sensibili racconti. Rivela stile e personalità e le sue opere appartengono ad un mondo veramente poetico, ad un guardare coraggioso e pensoso che assomma pure le sue esperienze parigine.

Elda Fezzi
(La provincia di Cremona)

... a guardare un poco la sua storia, le opere degli anni precedenti mostrano un tessuto più chiaro e definito; la Parigi del ’62, col Pont des Beaux Arts o Saint Germani des Pres, s’intride di tonalità più limpide; mentre, in seguito, la pittrice è venuta chiudendo quella luce dentro un velo di fumo doloroso, un macchiato sempre più folto, che indica una diversa tensione spirituale, un tentativo di eliminare quella parte più facile e descrittiva che sosteneva il suo disegno di buona allieva di buoni pittori.

Domenico Cara
Presentazione mostra personale Galleria L’Agrifoglio

... la sua opera produce una delicata e sostanziale invenzione dell’immagine. In essa è inserita anche la visione del mondo e dell’uomo solitario, testimone indifferente della propria arsiccia civiltà. Sul piano dello stile Giusi Santoro riscatta una figurazione dinoccolata e acre, mai dilacerata se non interiormente ..... prova così una ricerca formale senza parvenza di rischi ideologici e neanche banali, cogliendo una chiusa ed intensa tristezza dell’uomo d’oggi, le emozioni d’amarezza dinanzi a se stesso e intorno alla propria esistenza. I suoi personaggi anonimi sono quindi dentro una solitudine che sta oltre gli eventi: non uccidono persone, non mostrano alcuna frenesia sociale e restano a disposizione del proprio destino eventuale tra il sogno e la realtà,tra l’essere e un certo non essere, che sembra appartenga alla concezione del vivere della stessa pittrice, senza ambiguità nella loro stessa tensione lirica e civile.


Giusi Santoro riannuncia: Anno Domini 2013 la trasformazione di una ben definibile serie di scelte produttive e di etiche comunicativo-sentimentali, raggiunte nelle scritture dipinte più recenti, a suggestione di imago cruciali a false insufficienze, senza alcun impuro spettacolo quotidiano. Nello stato della medesima fascinazione, il silenzio, pertinente soffio vitale, entità di un clima spirituale colto in chissà quale esistenziale deserto e, nel recupero della passione, oceano di libertà emozionale e pensosa, discorso non retorico di semplicità naturale e quasi sua rinascita...

Alfio Coccia
(Il Giorno)

Alla galleria Mainieri espone Giusi Santoro. Sono tutti disegni concepiti secondo un discorso estremamente organico e logico. La sensuale insistenza di linee curve non è mai indugio della visione ma si accoppia ad una scrittura così scattante da dare alle figure una sorta di balenio luminoso che assume drammaticità quando il segno tesse la sua tela d’ombra che è come una evocazione di pesi immateriali e tuttavia sufficienti a dare all’immagine una sua reale vitalità.

Dino Villani
(Galleria L’Agrifoglio)

...ha esposto le sue più vaste ricerche sulla connessione di forme tra l’uomo e l’ambiente che lo circondano e ne sorte una sovrapposizione di segni grafici e di note chiaroscurali che ben rendono, ci sembra, la simultaneità dell’osservazione visiva e del pensiero che cerca di scendere in fondo verso il segreto che si nasconde sotto le apparenze formali.

Giorgio Mascherpa
(L’Avvenire e Presentazione di un’opera sulla rubrica televisiva "Le tre Arti")

...i suoi dipinti, che hanno una parvenza spiccatamente grafica, seppur densa di significati pittorici, sembrano intesi a recuperare una dimensione formale alla realtà, sono una sorta di cronaca di eventi di personaggi, di situazioni cui la pittrice conferisce una insistita dignità formale memore di certi spazi cubisti e metafisici, rivissuti con singolare personalità.

Salvatore Maugeri
(Il Giornale di Vicenza)

.....una concezione edonistica dell’arte che determina in Giusi Santoro questa sua predilezione per la forma dominata da ritmi precisi, mai interrotti nonostante i cambi direzionali del procedere flessuoso della composizione. A volte si verifica che dall’aprirsi o dallo spacco di una forma a rilievo appaia un secondo piano, o spazio, rappresentato da una differente dosatura della materia e dal variare dell’intensità del colore.

Giuliano Menato
(Il Gazzettino di Venezia)

...i pannelli, più che gli oggetti esposti, sono degni di rilievo perché vi è in essi, oltre che la sapienza tecnica, una ricerca formale che giustifica una mostra d’arte. Pannelli, maschere, sagome rettangolari e circolari spezzate senza perdere il senso dell’incastro, hanno un sapore particolare, si caricano di oscure simbologie, alludono a pratiche rituali e magiche.

Graziella Zardo
(Galleria Primo Piano Arte Studio - Giornale di Vicenza)

.....non si possono apprezzare le sfumature di una melodia se non la si ascolta in silenzio. Nelle opere della Santoro queste sfumature sono ottenute da pigmenti colorati, ossidi, sabbie e bianco di titanio, cadenzate da interventi più decisi eseguite con la grafite, il tutto ben orchestrato per una composizione melodica dai toni delicati. Il risultato è una pittura affrescata su tavole di legno. Anche in questo caso sussiste un contrasto tra gli elementi che per Giusi Santoro risultano essere immediati e necessari.

Maria Lucia Ferraguti
(La domenica di Vicenza)

Ci si può immaginare il livello d’attenzione, la suggestione percettiva quando Giusi Santoro interviene su una materia, la consuma nell’impasto, la logora in segni e solchi perché alla fine accolga il colore. Compromessa, la superficie assorbe la sperimentazione e pare richiamare a trascorse esperienze personali, come a memorie o a tensioni esistenziali.

Giovanna Grossato
(Il Giornale di Vicenza)

...una pittura espressiva, elegante e incantata che tuttavia trova la sua misura e il suo valore in una forte organicità compositiva, retaggio di una formazione colta e di una pratica professionale di grande esperienza. I pannelli che qui possiamo ammirare utilizzano la sottile fascinazione determinata dall’impiego di materia e fanno un uso particolare del bianco, quasi come fosse supporto e spessore per interventi cromatici rari e calibrati. La tesatura pittorica ricorda la maestosità delle icone bizantine, quanto la delicatezza cromatica delle porcellane di Meissen e ripone molto del suo potere deduttivo nel saper traghettare chi guarda da una dimensione all’altra, da un ambito culturale ad un altro, con una naturalezza che, mi sia concesso un elogio di parte, è tipica della versatilità mentale femminile.

Tiziana Cordani
Presentazione mostra personale "Il tempo che passa e muta il pensiero" - galleria Arianna Sartori sett/ 2012 - Mensile d’arte ’Archivio’- Mantova

...suggestiva, appunto, ovvero atta a suggerire, poiché il lavoro di Giusi Santoro non declina, non afferma, al più suggerisce, comunica, accenna con delicatezza di segno, con un linguaggio poeticamente sospeso, avvinto ad un moto appena percettibile e tuttavia attento. È una scrittura "da meditazione", come lo sono quei vini nobili e forti che riscaldano e muovono fantasie e pensieri, ugualmente questo linguaggio limpido, sottile e pungente ci smuove, lascia spazio alla fantasticheria, alla dimensione individuale. Non si nega alla domanda ma lascia la risposta aperta, accenna alle proprie armonie, le scandisce in sordina, arpeggia, si tace, punge, si ritrae. Ridiscende il silenzio e nel chiarore la pace: fragile, temporanea, subito compressa da una lama di tinte accennate o da un palpito di increspatura, quasi un’impronta, una testimonianza fossile, un mondo altro che chiama. È il tempo che ci conduce dentro i minimi universi di Santoro? È il Magister o il Demiurgo? O polvere di pietra filosofale? O il nulla nel quale affonda il pensiero in ogni sua forma non meno di tutto quanto appariva reale? Polverizzato...


La cronaca di Cremona

...Ci si trova davanti una pittura difficile, tutta raccolta entro una gamma tonale rstretta e raffinatissima, intessuta nei toni del bianco, dell’avorio, dei gialli e delle terre più calde, tutta sfumature, passaggi appena accennati, mezze tinte, in un degradare lento da un colore all’altro, luminosissima. La materia s’increspa, si aderge, preme, si sbriciola, si distende, spolverata sulle creste di minimi rilievi, sfarinata dentro anfratti appena accennati a macchie larghe, in calibrate armonie compositive. È un gioco elaborato di equilibri armonici minimali, di respiri aperti di orizzonti frastagliati, di luci ed ombre e appena rilevate e quasi improvvise ma provvide nello scandire lo spazio e il tempo di un ritmo musicale...

Gianluigi Guarneri
(Mensile d’Arte "Archivio" - Mantova)

...la materia si distende omogenea sul substrato, si dilata in equilibrate campiture cromatiche, dove, quale entità complementare il tempo abbandona lo spazio per vivere una dimensione a sè, nello scrigno di un io percettivo altro. Mescolati pigmenti ad olio, acrilico, a fresco, a secco, assumono una consistenza marmorea con profonde allussioni alle naturali germinazioni rocciose presenti nell’area mediterranea. Emozioni, plasmano la luce, raccontano, tra dissolvenze rarefatte e irrefrenabili fremiti, la bellezza cosmica dei contrasti cromatici sintetizzata con rapidi gesti, colti e suadenti, nitidi e determinati.

Anna Torterolo
Presentazione antologica 2013 a "Cascina Roma" di San Donato (MI)

Ho scoperto una vera artista, una grande sensibilità ed una grande modestia, un carico di ricordi goduti e sofferti in silenzio, con semplicità. Questo incontro mi ha regalato emozioni delicate e commosse. Poesia e musica hanno progressivamente liberato l’arte di Giusi dai vincoli della figurazione e l’hanno guidata verso fragili velature e trasparenze fluttuanti tra tempo e spazio, per un ‘arte informale non violenta, ma leggera, fatta di dissolvenze, di forme evocate più che rappresentate. Le piacciono i fiori e non è difficile vedere nelle sue opere memorie naturali, biomorfiche, che danno anima ad ogni forma di vita.

Francesca Amè
(Il cittadino)

Mostra personale "Aldilà dello sguardo" – Firenze 2013
I quadri esposti a Firenze nella personale "Aldilà dello sguardo" a Firenze, si concentrano sulla forza fisica della pittura. Sono quadri con squarci, ferite, spazi nei quali la pittura si fa densa, diventa scultura pronta a dialogare con il visitatore attento...


Giusi Santoro, migliore artista dell’anno 2013 per la XXV edizione del premio delle Arti della Cultura del Circolo della Stampa di Milano. È stato il prof. Carlo Franza che invitò Giusi Santoro ad allestire nei primi mesi di quest’anno una sua personale all’interno del Plus Florence, la vetrina del capoluogo toscano e a caldeggiare la candidatura dell’artista, trovando un coro unanime di consensi con buoni riscontri di pubblico e di critica una sua mostra antologica al piano Nobile della Galleria d’Arte Contemporanea di San Donato milanese...

Carlo Franza
Presentazione mostra Plus Florence 2013

Le buone stagioni della pittura sono state spesso investigate e sorvegliate da artisti innovativi e dunque riproposte occasionalmente come nuove, pur con varianti capaci di stratificare rivoli sensazionali. È il caso del lavoro informale di Giusy Santoro, pittrice italiana di sensibile talento, che argomenta non solo l’effusione della materia ,quasi che cominci da zero, ma la fa ritrovare sulla tela come corrosa da un tempo che vi batte a tratti, per cui sembra mostrare i suoi quadri come si mostra una ferita, secondo gli stilemi del pudore. C’è di più, il suo è un esercizio mentale, d’avanguardia, che volge verso un paesaggio astratto, selvaggio e dinamico, trasfigurato da finestre di colore che affiorano qua e là, fruga la realtà sotto il profilo dell’avventura, e ogni fantasia diventa cifra capillare, stazione di meditazione e di pausa. Materia e colore vivono questa solennità astratta e il mondo informale, risorge tra spessori e frantumi, tumulti, urti, gorghi, graffiature e soprattutto ai toni che sanguinano. Dietro ogni dipinto c’è una tessitura ideativa di forte spessore, grazie alla costruzione e al colore, portando questa pittura ad essere anche documento carico di spessore omogeneo...


(Il Giornale)

Alla Cascina Roma di San Donato Milanese è da vedere una bellissima antologica di Giusi Santoro, artista di chiara fama e nobile soprattutto di cuore e di creatività, che non si è mai confusa con il clima e l’andazzo del superficiale, del mercato arraffone e della produzione insistita ...le tinte poi fanno si che l’opera non sia una parete che divide, ma il punto generatore di uno spazio sempre nuovo. Giusi Santoro con questi nuovi dipinti pare quasi saturare i colori e il quadro non rappresenta più cose, ma è cosa in sé, non racconta più, è già compiuto e sufficiente a sé stesso leggendosi materia colorata...

MilanoArtExpo
Antologica 2013 alla galleria d’arte contemporanea "Cascina Roma" di San Donato (MI)

Già nei disegni dimostra la forza del segno, quasi "inciso" nella sua fisicità e plasticità. Giusi Santoro perviene ad una caratterizzazione già personale e originale svincolandosi dalle prime esperienze figurative dove emergono forme geometriche, ma con pathos espressionista. Negli ultimi anni, i più rappresentativi. In questa mostra, dove è protagonista la materia, chiara, luminosa, ma di spessore sensibile e raffinato, sfumature minime, velature tonali, affiorano e diventano presenze da scoprire, osservando nel tempo la pittura. Una mostra da vedere, sala per sala all’insegna del rinnovamento e della continua ricerca del sé.

Mariella di Giovanni
(Gazzetta del Sud)

Con la sua arte ha sperimentato linguaggi diversi che ha usato per suggerire al pubblico le più svariate suggestioni. Ha cercato di esprimere le passioni e il disagio dell’uomo moderno passando attraverso un percorso artistico di tutto rispetto, che le è valso il titolo di Artista dell’anno 2013 al Circolo della Stampa di Milano...

Sabina dell’Aglio
(L’Eco di Milano e Provincia)

Per Giusi Santoro, nota artista Sandonatese, un ambito riconoscimento de Circolo della Stampa di Milano, è stata premiata "Artista dell’anno 2013". La motivazione trova nella attività di Giusi Santoro, il grado rigoroso di ricerca e militanza artistica sensibilmente volta al vitale nella partecipazione nuovo, che i segnali e gli umori di un’ estetica nella partecipazione di grandi mostre tanto da significarla "Artista dell’Anno 2013".

Altre segnalazioni:

Brunetta Ferrarini - "Mostre e spettacoli" (sett-ott/ 2012)
Paolo Bertelli - La voce di Mantova. Mantova colta (sett-ott/ 2012)
Stefania Maglio - La Provincia di Cremona
Brunetta Ferrarini - La Cittadella di Cremona
Paolo Bertelli - La voce di Mantova
Werther Gorni - La cronaca di Mantova
Francesca Bellola - OK Art
Federica Ermete - Cultura&Spettacoli - "Il Piccolo" (13 maggio 2011)

Francesca Bellola
(OK Art)

Nelle recenti opere di Giusi Santoro la materia assume uno specifico deciso rilievo, coinvolgente nell’intero assetto compositivo: polveri pigmentate, sabbie miste a colori di maggior tonalità, un cambiamento del concetto di forma pittorica in senso globale.

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Federica Ermete
"Le emozioni della vita"
(Cultura&Spettacoli - "Il Piccolo" - 13 maggio 2011)

Sono esposte una ventina di opere (tavole, sculture e stampe), che rappresentano il cammino, reale e metaforico, fatto dalla Santoro. Tale opere, ha rilevato il noto esponente degli ambienti culturali cremonesi Angelo Rescaglio, "sono un vero e proprio invito rivolto allo spettatore ad andare oltre le immagini impresse sulle tavole". L’installazione che fa da sfondo all’intera personale è una rete quadrangolare dove l’artista ha collacato una serie di quadretti, alcuni dei quali, come lei stessa ha mostrato e invitato a fare, "possono cambiare posizione dando significati nuovi all’immagine complessiva". "Questa interazione con lo spettatore è una delle note più distintive dell’arte contemporanea", ha ricordato Luca Tavani.

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